OSSIGENO 23 settembre 2026 – A quarantuno anni dal suo assassinio, la figura di Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra, a Napoli, il 23 settembre 1985, continua a parlare con forza immutata al presente. Le sue inchieste giornalistiche su droga, abusivismo, lavoro, speculazioni post terremoto dell’Irpinia svelarono le piaghe sociali di un territorio in cui la camorra intesseva affari con l’imprenditoria e la politica collusa. 

L’impegno per la verità risuona in un racconto teatrale scritto dal giornalista Giovanni Taranto, che conobbe Siani al tempo del liceo, e con la regia di Annamaria Russo. Andato in scena per la prima volta lo scorso sette agosto, nella corte centrale del Maschio Angioino, all’interno della rassegna Estate a Napoli, “Il coraggio della verità” non si configura come una semplice ricostruzione biografica o una celebrazione retorica, bensì come un profondo atto di memoria viva che interpella direttamente il presente.

Dopo il debutto, promosso sotto l’egida dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Giovanni Taranto per Ossigeno ricostruisce le coordinate dello spettacolo, arricchendo così la documentazione presente nella pagina dedicata a Giancarlo Siani sul portale Ossigeno-Cercavano la verità. 

di Giovanni Taranto“Il coraggio della verità” è un atto di memoria viva, che interpella direttamente il presente sollecitando domande sul prezzo della libertà di informazione, sul valore dell’impegno civile e sulla necessità di scegliere da che parte stare”,

Commentando l’opera, Paolo Siani, fratello di Giancarlo e custode instancabile della sua memoria, ha voluto condividere sui social un’intensa riflessione, ponendo l’accento sul significato profondo dell’opera.

«Stasera si riporta in scena Giancarlo in un testo scritto da Giovanni Taranto, scrittore e amico di Giancarlo», ha esordito. «Ma sul palco non ci saranno soltanto gli attori. Ci sarà anche una presenza silenziosa, capace di raccontare più di tante parole: al centro della scena vedrete la macchina da scrivere di Giancarlo, la sua Olivetti M80». 

In scena, infatti, a portare concretamente la presenza di Giancarlo, c’era la sua vera macchina da scrivere. Nel testo dello spettacolo si fa riferimento alla Lexikon 80 che vide al lavoro su centinaia di articoli il giovane giornalista che scelse di raccontare con rigore e libertà i rapporti tra criminalità organizzata, politica e territorio. 

A tal proposito, Paolo Siani ha sottolineato il valore simbolico di questo strumento:

«Per molti ragazzi di oggi è un oggetto sconosciuto. Per un’intera generazione di giornalisti, invece, è stata la compagna di migliaia di ore di lavoro. Su quei tasti Giancarlo ha scritto quasi mille articoli. Stasera provate a immaginarlo alla sua scrivania. Ascoltate, con la fantasia, il ticchettio di quei tasti e pensate a quanto è stato coraggioso quel ragazzo che quasi 41 anni fa e a soli 26 anni ha osato sfidare i clan. Quella Olivetti, stasera, non sarà un semplice oggetto di scena. Sarà un testimone». 

Più che una ricostruzione biografica, “Il coraggio della verità” si configura come una riflessione sul significato della memoria e sul valore della scelta. L’opera evita accuratamente ogni forma di celebrazione retorica per restituire Giancarlo Siani nella sua dimensione più autentica: quella di un giovane giornalista che ha scelto di raccontare la realtà senza arretrare davanti alla paura. 

Per ottenere questo risultato hanno unito le proprie forze Giovanni Taranto e Annamaria Russo.

Il primo, giornalista specializzato in cronaca nera, giudiziaria e investigativa, è vicepresidente della Commissione legalità dell’Ordine dei giornalisti della Campania ed ex presidente dell’Osservatorio permanente per la legalità di Torre Annunziata. Noto al grande pubblico anche come autore di romanzi gialli di impegno civile (tra cui le indagini del Capitano Mariani), è stato collega e amico personale di Giancarlo, cui aveva già dedicato una prima opera.  Con lui condivise fondamentali anni di formazione e di dura cronaca sul medesimo territorio vesuviano. Il suo legame con Siani non è solo una rievocazione affettiva, ma una profonda testimonianza professionale contro la camorra e in favore del giornalismo d’inchiesta libero. 

Annamaria Russo: fondatrice e direttrice artistica dello storico spazio teatrale napoletano Il Pozzo e il Pendolo, è una delle registe e drammaturghe più apprezzate nel panorama culturale partenopeo. Da anni dedica la sua ricerca artistica al recupero della memoria storica, alla valorizzazione della cultura civile e al racconto drammaturgico del riscatto di Napoli, guidando progetti capaci di coniugare rigore civile ed emozione scenica.

La drammaturgia si sviluppa attraverso un dispositivo metateatrale, raccontando la nascita stessa di uno spettacolo dedicato a Siani. Sul palco si incontrano tre generazioni: un giornalista, amico di Giancarlo, custode di una memoria ancora viva e dolorosa; un giovane regista, un attore e una giovane attrice, che si interrogano su come sia possibile raccontare oggi una storia tanto conosciuta senza tradirne la verità e senza trasformarla in un’icona distante. 

Da questo dialogo nasce una domanda che attraversa le epoche: come si trasmette il valore di una vita alla ricerca della verità? Non attraverso la celebrazione accademica, ma attraverso il dubbio, l’ascolto e la responsabilità. I ricordi affiorano per frammenti, immagini e dettagli quotidiani che restituiscono Siani anzitutto come uomo, collega e amico. 

La regia di Annamaria Russo sceglie la via della sottrazione, trasformando il palcoscenico in un vero e proprio laboratorio della memoria. In questo spazio essenziale, le parole, i silenzi e la musica costruiscono un racconto profondamente umano in cui la verità prende forma direttamente sotto gli occhi dello spettatore, nel confronto generazionale tra chi ha vissuto quella stagione e chi ne raccoglie oggi il testimone. 

Un cast profondamente coinvolto (Peppe Miale, Alfredo Mundo, Vincenzo D’Ambrosio, Sabrina Bruno, Paolo Cresta e Simone Esposito) ha fatto il resto. 

A conclusione del suo intervento, Paolo Siani ha espresso un sentito ringraziamento e un auspicio rivolto a tutti: «Grazie a chi ha voluto realizzare questo spettacolo, grazie alla compagnia teatrale che lo ha messo in scena, grazie a Giovanni Taranto che ci aiuta a tenere vivo il ricordo di Giancarlo, grazie ad Annamaria Russo, per un evento teatrale che è anche a un momento di memoria condivisa. Grazie per tenere viva la memoria di Giancarlo».

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Cast, musiche e crediti dello spettacolo

  • In scena: Peppe Miale, Alfredo Mundo, Vincenzo D’Ambrosio, Sabrina Bruno. 
  • In video: Paolo Cresta e Simone Esposito. 
  • Musiche originali: Marco Zurzolo
  • Scenografia: Martina Gallo (realizzazione scene: Imparato & figli). 
  • Disegno luci: Giovanni Sbarra. 
  • Videomaker: Flavio Scuotto. 
  • Produzione / A cura di: IL POZZO E IL PENDOLO / SUONI E SCENE. 

 

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